🇮🇹 🇮🇹 Per una corretta lettura del blog in italiano, DISATTIVARE la traduzione automatica dall'inglese 🇮🇹 🇮🇹
AUTISM: Awareness, Acceptance, Honesty, Patience, Tolerance, Faith, Trust, Respect.
This, in my opinion, should be the right way to relate to an autistic person.

Tuesday, 16 July 2019

Hugs - Abbracci


🔴 ENGLISH 🇬🇧 :
Some autistic people really like physical contact and always try to embrace and be embraced, sometimes even by strangers. But many others (children and adults) instead react in the opposite way, and cannot bear to be touched, hugged or kissed. This is not due to grumpiness or lack of empathy, but to sensory hypersensitivity and lack of understanding of social dynamics, so that even normal manifestations of affection are perceived as a potential threat and cause anxiety and discomfort. Sometimes the fear of being embraced may be due to a lack of awareness of one's own body boundaries. I also have this problem (common to several autistic people), and I always have difficulty understanding "where I start and where I end"; when I was very small I remember that if someone took me in his arms I was very scared because I had the unpleasant feeling of "being absorbed and sucked" by the other person, and thus losing my identity. In my case it is therefore not a psychological problem, shyness, fear or other, but instead it is a precise dysfunction of my brain that leads me to wrong perceptions and sensations.
When I was very young I could only be held by people I knew well. But not even in my mother's arms could I melt and abandon myself like other children, and my different attitude was very obvious: I never put my arm around my mother's neck, I never leaned my head on her shoulder and didn't I looked at her face, but simply sat stiffly on her arm. I also kept my arm stretched between the two of us, to separate ourselves physically (to avoid the unpleasant feeling of being "absorbed", of which I spoke earlier), and exposing only my back or side, and never my chest and belly (the parts that the unconscious considers most vulnerable and to defend in case of danger).
I also liked getting on the knees of my closest relatives, but even then I sat only on the tip of their knees, and avoided any other contact with their body. I have never liked kisses on my cheeks or my forehead, because of the bad damp feeling they leave on my skin; But I really appreciated the kisses on my hair, and every time I looked for a kiss from someone I approached and bowed my head to receive one.
I also had difficulty holding hands, and until the age of two or three I often had my fists clenched; for this reason, instead of taking my hand, when I was very small my parents took me by the wrist.
On all other occasions I tried as much as possible to avoid any physical contact; even a simple hand resting on my shoulder (perhaps to take a family photo) gave me a lot of tension, and I ran away as soon as possible.
I never thought that my "distant" behavior could hurt my family in any way. I too have always shown affection and attachment for my parents, but in a different way from the classic "kisses and hugs". For example, sometimes when I was very anxious I took my mother's hand and placed it on my cheek: in this case the contact didn't scare me, because it was controlled by me. If I wanted to console someone, instead, I could lightly touch his elbow for a few moments. But generally I showed my affection with small gifts, mostly drawings or simple little objects made with my own hands, or trying to behave well and help a little at home.
When an autistic child grows up, she can try to force herself and accept some physical contact from peers or older boys just to please them, not to appear rude or to be accepted by the group, even if the contact is always perceived with great anxiety and uncomfortable. This "forced opening" is very risky because it easily exposes autistic girls to the risk of harassment (see my post "The Wolves"). A "normal" girl feels a strong sense of discomfort when she is harassed and walks away quickly; an autistic person who does not tolerate physical contact feels a sense of discomfort in any case, even if it is the sweet caress of the mother. For an autistic person the risk of thinking that some harassment is a simple friendly approach is therefore very high indeed.
I therefore believe that an autistic person should not pretend not to feel his/her own discomfort only to appear less "different", but rather "normal" people should understand the difficulties of the autistic person, and respect his/her diversity.

Yuukiko (Yuu) About me

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🔴 ITALIANO 🇮🇹:

Ad alcune persone autistiche piace molto il contatto fisico e cercano sempre di abbracciare ed essere abbracciate, a volte anche da estranei. Ma moltissime altri (bambini e adulti) invece reagiscono in modo contrario, e non sopportano di essere toccate, abbracciate o baciate. Questo non è dovuto a scontrosità o mancanza di empatia, ma a ipersensibilità sensoriale e a mancanza di comprensione delle dinamiche sociali, per cui anche normali manifestazioni di affetto vengono percepite come una potenziale minaccia e provocano ansia e fastidio. A volte la paura di essere abbracciati può essere dovuta a scarsa consapevolezza dei propri confini corporei. Anch’io ho questo problema (comune a diverse persone autistiche), e ho sempre difficoltà a capire bene “dove comincio e dove finisco”; quando ero molto piccola ricordo che essere presa in braccio mi spaventava molto anche perché avevo la spiacevole sensazione di “essere assorbita e risucchiata” dall’altra persona, e di perdere così la mia identità. Nel mio caso non si tratta quindi di un problema psicologico, di timidezza, di paura o di altro, ma si tratta invece di una precisa disfunzione del mio cervello che mi porta a percezioni e sensazioni errate.
Quando ero molto piccola potevo essere tenuta in braccio solo da persone che conoscevo bene. Ma nemmeno tra le braccia di mia mamma riuscivo a sciogliermi e ad abbandonarmi come gli altri bambini, e il mio atteggiamento diverso era molto evidente: non passavo mai un braccio attorno al collo di mia mamma, non appoggiavo mai la testa sulla sua spalla e non la guardavo in viso, ma semplicemente restavo seduta irrigidita sul suo braccio. Inoltre tenevo il mio braccio teso tra noi due, per separarci fisicamente (per evitare la spiacevole sensazione di essere “assorbita”, di cui ho parlato prima), ed esponevo al contatto solo la schiena o il fianco, e mai il petto e la pancia (le parti che l’inconscio considera più vulnerabili e da difendere in caso di pericolo).
Mi piaceva anche salire sulle ginocchia dei miei parenti più stretti, ma anche in questo caso sedevo solo sulla punta delle loro ginocchia, ed evitavo ogni altro contatto con il loro corpo. Non mi sono mai piaciuti i baci sulle guance o la fronte, per via della brutta sensazione di umido che lasciano sulla pelle; apprezzavo però molto i baci sui capelli, e ogni volta che cercavo un bacio da qualcuno mi avvicinavo e chinavo la testa per riceverne uno.
Avevo anche difficoltà a prendere per mano, e fino ai due o tre anni di età tenevo spesso i pugni chiusi; per questo, invece di prendermi per mano, quando ero molto piccola i miei genitori mi prendevano per il polso.
In tutte le altre occasioni cercavo il più possibile di evitare ogni contatto fisico; anche una semplice mano posata sulla spalla (magari per scattare una foto di famiglia) mi procurava molta tensione, e appena possibile fuggivo via.
Non ho mai pensato che il mio comportamento “distante” potesse in qualche modo ferire i miei familiari. Anch’io ho sempre manifestato affetto e attaccamento per i miei genitori, ma in modo diverso dai classici “baci e abbracci”. Per es., a volte quando ero molto in ansia prendevo la mano di mia madre e me l’appoggiavo sulla guancia: in questo caso il contatto non mi spaventava, perché era controllato da me. Se volevo consolare qualcuno, invece, potevo toccargli leggermente il gomito per qualche istante. Ma in genere manifestavo il mio affetto con piccoli regalini, per lo più disegni o semplici lavoretti fatti con le mie mani, o cercando di comportarmi bene e aiutare un po’ in casa.
Quando una bambina autistica cresce, può cercare di sforzarsi e accettare qualche contatto fisico da parte di coetanei o di ragazzi più grandi solo per compiacerli, per non apparire sgarbata o per farsi accettare dal gruppo, anche se il contatto viene percepito sempre con grande ansia e disagio. Questa “apertura forzata” è molto rischiosa, perché espone facilmente le ragazze autistiche al rischio di molestie (v. il mio post “I lupi”). Una persona “normale” avverte un forte senso di disagio quando viene molestata e si allontana rapidamente; una persona autistica che non sopporta il contatto fisico avverte un senso di disagio in ogni caso, anche se si tratta della dolce carezza della mamma. Per una persona autistica il rischio di scambiare una molestia per un semplice approccio amichevole è quindi davvero molto alto.
Credo quindi che una persona autistica non dovrebbe fingere di non sentire il proprio disagio solo per apparire meno “diversa”, ma dovrebbero essere piuttosto le persone “normali” a comprendere le difficoltà della persona autistica, e a rispettare la sua diversità.

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Saturday, 13 July 2019

Anxiety - Ansia


🔴 ENGLISH 🇬🇧 :
Anxiety is an unpleasant companion in the lives of many autistic people. Even non-autistic people suffer from anxiety, of course, but I have never known anyone with such strong, prolonged and disabling anxiety crises as autistic people (both children and adults). In autism anxiety is certainly due to psychological reasons (for the discomfort of having to always live in an alien world and to the extent of "normal" people, in which one is always negatively judged and in which one's rights are constantly trampled), but it can be greatly aggravated by sensory hypersensitivity problems (very common among autistic people) and by poor physical conditions. The autistic brain also has a particular anatomical conformation (for example, the amygdala, an organ of the brain that processes emotions, is usually larger than normal), and perceives as threatening and disturbing also situations that do not present any difficulty for “normal” people.
Drugs can be used for emergency situations, but in the long run they lose their effectiveness and only cause damage to the body. Anxiety is like a monster that feeds on itself; after suffering the first serious and prolonged anxiety attacks (often already in childhood), one is terrified of his own fear and its consequences, and thus triggers an infinite spiral, from which it is increasingly difficult to recover. For this reason it is essential to block the attacks even before they can occur.
I believe that it is important that the autistic person can live in a calm, welcoming and non-judgmental family and school environment. The anxiety of parents and therapists for the condition of the child and his future (although natural and understandable) can only make things worse, because autistic children and adults absorb the tension of the environment like sponges. Autistic people should not be burdened with excessive pressures, always confronting them with "normal" peers and measuring their "developmental delay" every moment. It is not wise either to force them to changes to which they do not yet feel ready, burning the (usually very slow) stages of their natural development as an autistic person.
There are many therapies that can be effective in alleviating anxiety (music therapy, art therapy, pet therapy, aromatherapy, manual activities...). I believe that above all it would be useful for autistic people to take a more relaxed attitude, learn to take things with more confidence and with a bit of self-irony, to accept oneself as one is, without unnecessary comparisons with those who do not have our condition. But putting these tips into practice can be really difficult for an autistic person; I haven't succeeded yet...

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🔴 ITALIANO 🇮🇹 :
L’ansia è una compagna spiacevole della vita di moltissime persone autistiche. Anche le persone non autistiche soffrono di ansia, naturalmente, ma io non ho mai conosciuto nessuno avere crisi di ansia così forti, prolungate e disabilitanti come le persone autistiche (sia bambini che adulti). Nell’autismo l’ansia è certamente dovuta a motivi psicologici (per il disagio di dover sempre vivere in un mondo alieno e a misura delle persone “normali”, in cui si viene sempre giudicati negativamente e in cui i propri diritti sono costantemente calpestati), ma può essere molto aggravata da problemi di ipersensibilità sensoriale (molto comuni tra le persone autistiche) e da condizioni fisiche non ottimali. Il cervello autistico ha inoltre una conformazione anatomica particolare (per es., l’amigdala, un organo del cervello che elabora le emozioni, è di solito più grande del normale), e percepisce come minacciose e disturbanti anche situazioni che per le persone “normali” non presentano alcuna difficoltà.
I farmaci possono servire per le situazioni di emergenza, ma nel lungo periodo perdono la loro efficacia e procurano solo danni al fisico. L’ansia è come un mostro che si autoalimenta; dopo aver sofferto i primi gravi e prolungati attacchi di ansia (spesso già nell’infanzia), si ha il terrore della propria stessa paura e delle sue conseguenze, e si innesca così una spirale infinita, da cui è sempre più difficile riprendersi. Per questo è fondamentale bloccare gli attacchi prima ancora che possano presentarsi.
Io credo che sia importante che la persona autistica possa vivere in un ambiente familiare e scolastico sereno, accogliente e non giudicante. L’ansia dei genitori e dei terapisti per la condizione del figlio e il suo futuro (pur essendo naturale e comprensibile) non può però che peggiorare le cose, perché i bambini e gli adulti autistici assorbono la tensione dell’ambiente come spugne. Non bisognerebbe caricare le persone autistiche di pressioni eccessive, mettendole sempre a confronto con i coetanei “normali” e misurando ogni momento il loro “ritardo nello sviluppo”. Non è saggio nemmeno forzarle a cambiamenti a cui non si sentono ancora pronti, bruciando le tappe (di solito molto lente) del loro naturale sviluppo come persona autistica.
Ci sono molte terapie che possono essere efficaci per placare un po’ l’ansia (music therapy, art therapy, pet therapy, aromaterapia, attività manuali…). Io credo che soprattutto sarebbe utile per le persone autistiche assumere un atteggiamento più rilassato, imparare a prendere le cose con più fiducia e con un pizzico di autoironia, riuscire ad accettarsi per come si è, senza inutili confronti con chi non ha la nostra condizione. Ma mettere in pratica questi consigli può essere davvero difficile per una persona autistica; io non ci sono ancora riuscita...

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Tuesday, 9 July 2019

Details - Dettagli

Autism Illustrations blog

🔴 ENGLISH 🇬🇧 :
A rather well-known characteristic of many autistic people is the great attention to detail, which is often accompanied by a remarkable visual memory. The focus on the details can lead in some cases to make the vision of the whole difficult ("can't see the forest for the trees"), but in general for autistic people this peculiarity is an inexhaustible source of small and great joys. For example, some may be fascinated by certain details of the means of transport (the number plate of the cars, the time and routes of all the underground trains ...), others may succeed at first sight to notice typographical errors between the pages books, others can accurately memorize all the details of a movie set ...
For those autistic people who manage to find a job, attention to detail can even be a great advantage, so much so that in recent years some companies reserve some specific jobs precisely to autistic people, aware of their hidden potential. I also consider this characteristic of autism as a great resource, because it allows me to appreciate and find fascinating even small things that are usually considered insignificant. For example, when I walk I stop at every moment to observe, smell or listen to something that caught my attention (a flower in a garden, an insect on a wall, the grass growing between the cracks in the cement, the shadow of the pebbles on the sidewalk, the smell of a soup coming out of a window, the uncertain notes of a piano played by some child in a more distant house, a young sparrow that peeps in its nest...). Another thing that really amuses me is to observe minimal variations in time of things that seem seemingly always the same (and nature offers us endless examples of these changes). This makes my walks much more interesting than they seem, even if it's just a matter of spending some time in my little garden, and it makes my life much more cheerful and less boring.
Unfortunately it is quite difficult to be able to share these small personal joys with others, because non-autistic people generally have a much more demanding and hard-working social life, they have no time to dwell on these details and have much more important and more significant things to which to think. This is why I understand that no one is interested in knowing, for example, that the little spider under the window sill caught another small prey, or that the little daisies near the laurel this morning had their head down, or that a tendril of the Virginia creeper has twisted on a flower of our dipladenia. And this lack of common conversation topics is another big hurdle in the social relationships of autistic people. However, I am glad that the attention to detail makes my days richer, more lively and exciting, and I am grateful for this gift.

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🔴 ITALIANO 🇮🇹 :

Una caratteristica piuttosto nota di molte persone autistiche è la grande attenzione per i dettagli, che spesso si accompagna a una notevole memoria visiva. La focalizzazione sui dettagli può portare in alcuni casi a rendere difficile la visione di insieme (“vedere gli alberi ma non la foresta”, come si suol dire), ma in genere per le persone autistiche questa peculiarità è una fonte inesauribile di piccole e grandi gioie. Per es., alcuni possono essere affascinati da qualche dettaglio dei mezzi di trasporto (la targa delle auto, l’orario e i percorsi di tutti i treni della metropolitana...), altri possono riuscire a prima vista a notare errori tipografici tra le pagine dei libri, altri ancora possono memorizzare con precisione tutti i particolari della scenografia di un film...
Per quelle persone autistiche che riescono a trovare un lavoro, l’attenzione per i dettagli può addirittura essere un grande vantaggio, tanto che negli ultimi anni alcune aziende riservano alcuni specifici posti di lavoro proprio a persone autistiche, consapevoli del loro potenziale nascosto. Anch’io considero questa caratteristica dell’autismo come un grande risorsa, perché permette di apprezzare e trovare affascinanti anche piccole cose considerate di solito insignificanti. Per es., quando passeggio io mi fermo ad ogni momento ad osservare, annusare o ascoltare qualcosa che ha attirato la mia attenzione (un fiore in un giardino, un insetto su un muretto, l’erba che cresce tra le piastrelle, l’ombra dei sassolini sul marciapiede, il profumino di una zuppa che esce da una finestra, le incerte note di un pianoforte suonato da qualche bambino in una casa più distante, un giovane passerotto che pigola nel suo nido…). Un’altra cosa che mi diverte molto è osservare minime variazioni nel tempo di cose che sembrano apparentemente sempre uguali (e la natura ci offre infiniti esempi di questi cambiamenti). Questo rende le mie passeggiate molto più interessanti di quanto possano sembrare, anche se si tratta solo di trascorrere un po’ di tempo nel mio piccolo giardino, e rende la mia vita molto più allegra e meno noiosa. 
Purtroppo è abbastanza difficile riuscire a condividere con altri queste piccole gioie personali, perché le persone non autistiche hanno in genere una vita sociale molto più impegnativa e laboriosa, non hanno tempo per soffermarsi su questi particolari e hanno cose molto più importanti e più significative a cui pensare. Per questo capisco bene che a nessuno interessa sapere, per es., che il ragnetto sotto il davanzale della finestra ha catturato un’altra piccola preda, o che le margheritine vicine all’alloro questa mattina avevano il capino abbassato, o che un viticcio della vite americana si è attorcigliato su un fiore della nostra dipladenia. E questa mancanza di argomenti di conversazione in comune è un altro grosso scoglio nelle relazioni sociali delle persone autistiche. Ad ogni modo, sono contenta che l’attenzione per i dettagli renda le mie giornate più ricche, vivaci ed entusiasmanti, e ringrazio per questo dono.

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Friday, 5 July 2019

Meltdown-Shutdown

Autism Illustrations blog

🔴 ENGLISH 🇬🇧 :
Do you know the TV show "The Good Doctor", which tells the story of the autistic doctor Shaun Murphy (Freddie Highmore)? I always follow it with interest, although to say the truth, I skip all the "medical" scenes, because the sight of blood impresses me a lot...
In the 11th episode of season 2 ("Quarantine Part Two") Shaun is seen overcome by a serious and prolonged hospital emergency, aggravated by the stress of excessive and very annoying sensory stimulation (intermittent lights, shouts, chaos...). Shaun then huddles on the floor, closes his eyes, cocks his ears and tries to calm down visualizing precisely the route and stops of his bus; he does not want to be touched, but he revive when someone approaches and talks to him in the details of a medical intervention where his help is needed. I imagine that perhaps for a person who does not know autism such a scene could seem excessive and overly theatrical. Instead, I found the scene very realistic, because I also have crises similar to Shaun's, in conditions of extreme physical, psychological and sensorial stress.
Usually doctors distinguish two modes of crisis that can affect autistic people: meltdown (ie a sudden violent explosion, against oneself, against objects or against other people) and shutdown (that is, a sort of withdrawal in oneself, which in some cases is very similar to catatonia). It is not a question of voluntary reactions, but of defense systems following sensory overload and emotional experiences that exceed the capacity of resistance and endurance of autistic people.
Meltdowns are more common in children, adolescents, nonverbal people or with more severe autism. Adult autistic people in general learn over the years to know themselves better and to understand when a meltdown is coming, and therefore they are able to adopt in time more acceptable alternative measures to mitigate their emotions (for example, going out to open, check breathing, etc.), or turn the meltdown into a shutdown. Usually autistic people with a more passive personality tend to have shutdown rather than meltdown. But every autistic person is different and everyone can have different sensory overload and emotional reactions.
I never had meltdown; as a child (up to 5 years) I had sudden bursts of desperate crying, but these were not violent or aggressive explosions and were always quite manageable by my family. Now, however, it happens to me (rather rarely, fortunately) of having crises very similar to those of Shaun, which can be classified as shutdown. Unlike Shaun, however, when the crisis arrives I don't lie on the floor, but if possible I try a soft spot or a quiet corner in which to curl up and rock back and forth, keeping my face hidden in my hands and repeating endlessly some word to calm down (usually it is the word "Mum"). These crises can last even a few hours and always leave me upset and traumatized; I would really like to be able to avoid them, but sometimes the situations I have to deal with really far outweigh my ability to control myself (eg, being transported by ambulance to the emergency room following a fall due to an epileptic seizure, with a lot of doctors around with needles, laces, drips, which bite me and make me very sick, and a lot of people around me who touches me, stares at me and asks me questions, and lights and smells and loud voices everywhere...).
I find that actor Freddie Highmore is really very good at playing the part of an autistic person. Perhaps he has known autistic people to inspire him to make the best of his character. Do you also like "The Good Doctor"? ...

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🔴 ITALIANO 🇮🇹 :

Conoscete la serie tv “The Good Doctor”, che racconta le vicende del medico autistico Shaun Murphy (Freddie Highmore)? Io la seguo sempre con interesse, anche se a dire il vero salto tutte le scene “mediche”, perché la vista del sangue mi impressiona molto…
Nell’episodio 11 della II serie (“Quarantine Part Two) si vede Shaun sopraffatto da una grave e prolungata emergenza ospedaliera, aggravata dallo stress di una stimolazione sensoriale eccessiva e molto fastidiosa (luci intermittenti, rumore, grida, caos…). Shaun quindi si rannicchia sul pavimento, chiude gli occhi, si tappa le orecchie e per tranquillizzarsi cerca di visualizzare con precisione il percorso e le fermate del suo autobus; non vuole essere toccato, ma si riscuote quando qualcuno si avvicina e gli parla nei dettagli di un intervento medico in cui è necessario il suo aiuto. Immagino che forse per una persona che non conosce l’autismo una scena del genere potrebbe sembrare eccessiva ed esageratamente teatrale. Io invece ho trovato la scena molto realistica, perché anch’io ho crisi simili a quella di Shaun, in condizioni di estremo stress fisico, psicologico e sensoriale.
Di solito i medici distinguono due modalità di crisi che possono interessare le persone autistiche: meltdown (cioè una violenta esplosione improvvisa, contro sé stessi, contro oggetti o contro altre persone) e shutdown (cioè una sorta di ritiro in sé stessi, di spegnimento automatico del cervello, che in alcuni casi è molto simile alla catatonia). Non si tratta di reazioni volontarie, ma di sistemi di difesa in seguito a esperienze sensoriali (sensory overload) ed emotive che superano la capacità di resistenza e di sopportazione delle persone autistiche.
I meltdown sono più frequenti nei bambini, negli adolescenti, nelle persone non verbali o con autismo più severo. Le persone autistiche adulte in genere con gli anni imparano a conoscersi meglio e a comprendere quando un meltdown è in arrivo, e quindi sono in grado di adottare in tempo delle misure alternative più accettabili per mitigare le proprie emozioni (per es., uscire all’aperto, controllare la respirazione, etc.), o a trasformare il meltdown in uno shutdown. Di solito le persone autistiche con una personalità più passiva tendono ad avere shutdown, piuttosto che meltdown. Ma ogni persona autistica è diversa e ognuno può avere reazioni diverse al sovraccarico di esperienze sensoriali ed emozionali.
Io non ho mai avuto meltdown; da bambina (fino ai 5 anni) avevo scoppi improvvisi di pianti disperati, ma non si trattava di esplosioni violente o aggressive ed erano sempre abbastanza gestibili dai miei familiari. Ora però mi capita (piuttosto di rado, per fortuna) di avere delle crisi molto simili a quelle di Shaun, che possono essere classificate come shutdown. A differenza di Shaun, però, quando la crisi arriva non mi sdraio sul pavimento, ma cerco se possibile un posticino morbido o un angolo tranquillo in cui rannicchiarmi e dondolarmi avanti e indietro, tenendo il viso nascosto tra le mani e ripetendo all'infinito qualche parola per calmarmi (di solito è la parola “Mamma”). Queste crisi possono durare anche qualche ora e mi lasciano sempre sconvolta e traumatizzata; vorrei davvero riuscire a evitarle, ma a volte le situazioni che devo affrontare superano davvero di molto la mia capacità di controllarmi (per es., essere trasportata in ambulanza al pronto soccorso in seguito a una caduta dovuta a una crisi epilettica, con un sacco di medici attorno con aghi, lacci, flebo, che mi pungono e mi fanno malissimo, e un sacco di gente attorno che mi tocca, mi fissa e mi fa domande, e luci e odori e voci fortissime ovunque…).
Trovo che l’attore Freddie Highmore sia davvero molto bravo a interpretare la parte di una persona autistica. Forse ha conosciuto delle persone autistiche a cui ispirarsi per rendere al meglio il suo personaggio. Anche a voi piace “The Good Doctor”?...

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Monday, 1 July 2019

Fairy Tales - Le fiabe

Autism Illustrations blog

🔴 ENGLISH 🇬🇧:
Autism is a condition that has always existed, in every age and in every people. It was not called "autism", of course, but autistic people (children, men and women) have always been present in every village or small village of ancient times, and this is largely found in fairy tales and ancient legends. Some narratives are extraordinarily similar in many traditions of different countries.
Classic, for example, is the myth of the "child kidnapped by fairies": a child in cradle is replaced by a fairy child, who is similar in every way to the human child, but does not speak and seems "impervious" (and this makes one think of the cases of autism in which in the child there is an almost sudden regression and the loss of language).
The infanticide and the abandonment of disabled children was unfortunately very frequent, as well as the forced isolation of "madmen" (or considered as such) in frightening institutions or in tiny rooms of the house, out of sight of the rest of the "normal" and "respectable" family (as in the case of the "Mad Mary's Room", which also inspired Charlotte Brontë in "Jane Eyre", after having visited her personally).
But the fate of autistic people was not always so tragic. Often the presence of autistic people in villages or houses on the edge of the forest could inspire the imagination of writers and storytellers of the folk tradition.
For example, there are many fairy tales in which a simple and naive boy, mocked by the whole village, succeeds precisely thanks to his ingenuity to inexplicably accumulate a fortune (a modern version of this fairy tale is also found in the film "Forrest Gump" by Robert Zemeckis) .
Even the fairy tales of the elves and goblins in my opinion strongly recall the characteristics of many autistic people. In the "Lord of the Rings" (by J. R. R. Tolkien)  there are really interesting descriptions of the Elves, almost like small "reports on autism", as if the author and tradition had specific models of autistic people in mind to refer to. Here are just a few examples from the book [I'm sorry: not having the original version of "Lord of the Rings", I translated these passages into English from my book in Italian]:

"What wonderful people, the Elves!"
"They actually are." Frodo nodded. "Do you still like them, now that you've seen them up close?"
"I don't know how to say it, but it's like they're above what I like and don't like," Sam replied. "What I think of them doesn't count. They are very different from how I imagined them: so young and old, and so happy and sad at the same time ”.


Elrond's face had no age, he was neither old nor young, yet he carried alive the memory of many sad and many happy things.


"Elves from here, and Elves from there! Some terrible and splendid as kings; others as cheerful as children."


Their faces were grave and beautiful; no trace of age, except perhaps the depth of their eyes, penetrating like spears, yet impenetrable, abysses of archaic memories.


Saying so Lady Galadriel stared at them, exploring them one by one in silence. No one except Legolas and Aragorn sepper resisted long. Finally, Lady Galadriel freed them from her eyes and smiled. And they sighed then, feeling suddenly exhausted, like someone who was questioned at length and in detail even though he had not uttered a word.


"You speak wickedly of what is beautiful more than you can imagine, and your only excuse is your lack of intelligence."


"It was the Elves, of course, who started out: it was they who awakened the trees, taught them to speak and to learn their language first. They always wanted to converse with everything, the old Elves. But then came the Great Darkness, and they disappeared beyond the Sea, or fled into hermens valleys to hide and compose songs in praise of days that would never return. Never again."


But in the days of darkness, the arts of the Enemy and the slow changes suffered by the two lineages along the different paths they traveled alienated Men from the Elves. Now the former fear and distrust the Elves, although they know very little about them.


"You knew how beautiful the Lady of Light is," said Sam; "wonderful! Sometimes like a big flowering tree, sometimes like a white narcissus, small and thin. Hard as a diamond, soft as a moon ray. Hot as the sun, cold as the frost of the stars. Fair and distant like a mountain of snow, more cheerful than a girl who weaves daisies in her hair in spring. But they are all nonsense, and they do not make the idea at all."


"The Lady of the Golden Wood! She read in hearts and guessed desires."

In these narratives I am very struck by the juxtaposition of the Elves with poetry and singing. Love for singing and music is a common characteristic of many autistic people, as is love for water and nature and dialogue with animals and plants. The reference to beauty can simply be a literary expedient (because in fairy tales all that is good and fascinating must necessarily also be beautiful), and is found in many narratives of fairies that an occasional wayfarer can fortunately observe in the woods or in the vicinity of springs, streams, water pools. Mysterious, magical girls, mostly mute, but with a wonderful song, who escape as soon as they are discovered.
In fairy tales there are numerous narratives of girls who become mute due to some spell; can this not be a reference to autistic girls who suffer from selective mutism, and that only love can bring back singing and speaking?
Even the insistence of fairy tales and writers on "penetrating, yet impenetrable" eyes may suggest some reference to the gaze of autistic people. Even as a child my eyes seemed to frighten people, even my closest relatives, even if I don't understand why (luckily I didn't look at other people often in the eyes!). Here is a description of the look of an autistic child made by a nineteenth-century writer: "Eyes too large, they expressed neither joy nor hatred. An infantile sensitivity from an adult, petrified, impenetrable person. A black crystal look of unsustainable strength. It is not possible to watch these children without experiencing a deep and shocking emotion." (quoted from "History of autisms" by Alfred and Françoise Brauner).

I really like reading fairy tales and novels of writers of the past seeking references to autistic people, because I discover that autism can also be seen as a fascinating and mysterious world, in harmony with nature and its times, free from rigid constraints and schemes imposed by society, and not only as a heap of deficits and disabilities, to be condemned, despised and censored (and today this is the conception of autism that prevails in the environment of doctors and therapists).
"These strange children (and adults) have existed since men appeared on the face of the earth," concluded Alfred and Françoise Brauner in their book. "The people have always known this, while scientists have ignored them until quite recently."

Yuukiko (Yuu) About me

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🔴 ITALIANO 🇮🇹 :
L’autismo è una condizione che è sempre esistita, in ogni epoca e in ogni popolo. Non si chiamava “autismo”, naturalmente, ma le persone autistiche (bambini, uomini e donne) sono sempre state presenti in ogni villaggio o piccolo borgo dei tempi antichi, e di questo si trova ampiamente traccia nelle fiabe e nelle leggende antiche. Alcune narrazioni sono straordinariamente simili in tante tradizioni di Paesi diversi.
Classico, ad es., è il mito del “fanciullo rapito dalle fate”: un bambino molto piccolo viene sostituito in culla da un bambino figlio delle fate, che è simile in tutto e per tutto al bambino umano, ma non parla e sembra “distante” (e questo fa pensare ai casi di autismo in cui nel bambino c’è una regressione quasi improvvisa e la perdita del linguaggio).
L’infanticidio e l’abbandono di bambini disabili era purtroppo molto frequente, così come l’isolamento forzato di adulti “pazzi” (o ritenuti tali) in spaventosi istituti o in minuscole stanze della casa, fuori dalla vista del resto della famiglia “normale” e “per bene” (come nel caso della “Mad Mary’s Room”, a cui si ispirò anche Charlotte Brontë in “Jane Eyre”, dopo averla visitata personalmente).
Ma non sempre la sorte delle persone autistiche era così tragica. Spesso anzi la presenza di persone autistiche nei villaggi o in case ai margini della foresta poteva ispirare l’immaginazione degli scrittori e dei cantastorie della tradizione popolare.
Ad es., numerosissime sono le fiabe in cui un ragazzo semplice e ingenuo, sbeffeggiato da tutto il villaggio, riesce proprio grazie alla sua ingenuità ad accumulare inspiegabilmente una fortuna (una versione moderna di questa fiaba si ritrova anche nel film “Forrest Gump” di Robert Zemeckis).
Anche le narrazioni degli elfi e dei folletti delle fiabe secondo me richiamano fortemente caratteristiche di molte persone autistiche. Nel “Signore degli Anelli” (di J. R. R. Tolkien) si trovano descrizioni degli Elfi davvero interessanti, quasi dei piccoli “reportage sull’autismo”, come se l’autore e la tradizione avessero in mente precisi modelli di persone autistiche a cui fare riferimento. Ecco solo alcuni esempi tratti dal libro:

“Che gente meravigliosa, gli Elfi!”
“Lo sono effettivamente.”, annuì Frodo. “Ti piacciono ancora, adesso che li hai visti da vicino?”.
“Non so come dire, ma è come se fossero al di sopra di ciò che piace e non piace”, rispose Sam. “Quel che penso di loro non conta. Sono molto diversi da come me li immaginavo: così giovani e vecchi, e così felici e tristi allo stesso tempo”.


Il volto di Elrond non aveva età, non era né vecchio né giovane, eppure recava vivo il ricordo di molte cose tristi e di molte felici.


“Elfi di qua, ed Elfi di là! Alcuni terribili e splendidi come re; altri allegri come bambini.”


I loro volti erano gravi e belli; nessuna traccia d’età, salvo forse la profondità dei loro occhi, penetranti come lance, eppur impenetrabili, abissi di arcaici ricordi.


Dicendo così Dama Galadriel li fissò, esplorandoli ad uno ad uno in silenzio. Nessuno eccetto Legolas ed Aragorn sepper resistere a lungo. Infine Dama Galadriel li liberò dai suoi occhi e sorrise. Ed essi sospirarono allora, sentendosi improvvisamente sfiniti, come chi è stato interrogato a lungo e dettagliatamente pur non avendo pronunciato alcuna parola.


“Parli con malvagità di ciò che è bello più di quanto tu non possa immaginare, e la tua unica scusa è la tua poca intelligenza.”


“Sono stati gli Elfi, beninteso, a incominciare: sono stati loro a svegliare gli alberi, a insegnar loro a parlare e ad apprenderne per primi il linguaggio. Hanno sempre desiderato conversare con ogni cosa, i vecchi Elfi. Ma poi giunse la Grande Oscurità, ed essi scomparvero al di là del Mare, o fuggirono in erme vallate per nascondersi e comporre canti inneggianti a giorni che mai più sarebbero tornati. Mai più.”


Ma nei giorni dell’oscurità, le arti del Nemico e i lenti cambiamenti subiti dalle due stirpi lungo i diversi cammini che percorrevano, alienarono gli Uomini dagli Elfi. Adesso i primi temono e diffidano degli Elfi, pur sapendo ben poco su di loro.


“Sapeste com’è bella la Bianca Dama”, disse Sam; “stupenda! A volte come un grande albero in fiore, a volte come un bianco narciso, piccolo ed esile. Dura come un diamante, soffice come un raggio di luna. Calda come sole, fredda come il gelo delle stelle. Fiera e distante come un monte di neve, più allegra di una ragazza che di primavera s’intreccia margherite fra i capelli. Ma sono tutte sciocchezze, e non rendono per nulla l’idea.”


“La Dama della Foresta! Leggeva nei cuori e indovinava i desideri.”

In queste narrazioni mi colpisce molto l’accostamento degli Elfi alla poesia e al canto. L’amore per il canto e la musica è una caratteristica comune a moltissime persone autistiche, così come l’amore per l’acqua e la natura e il dialogo con animali e piante. Il riferimento alla bellezza può essere semplicemente un espediente letterario (perché nelle fiabe tutto ciò che è buono e affascinante deve essere necessariamente anche bello), e si ritrova in molte narrazioni di fate che un viandante occasionale può fortunosamente osservare nei boschi o in prossimità di sorgenti, torrenti, polle d’acqua. Fanciulle misteriose, magiche, per lo più mute, ma dal canto meraviglioso, che scappano non appena si vedono scoperte.
Nelle fiabe sono numerosissime le narrazioni di fanciulle che diventano mute per qualche incantesimo; non può forse essere questo un riferimento a ragazze autistiche che soffrono di mutismo selettivo, e che solo l’amore può far tornare a cantare e a parlare?
Anche l’insistenza delle fiabe e degli scrittori sugli occhi “penetranti come lance, eppur impenetrabili” può suggerire qualche riferimento allo sguardo delle persone autistiche. Da bambina anche il mio sguardo sembrava spaventare le persone, perfino i miei parenti più prossimi, anche se non ho mai ben capito per quale motivo (per fortuna non guardavo spesso negli occhi le altre persone!). Ecco una descrizione dello sguardo di un bambino autistico fatta da uno scrittore del XIX secolo: “Occhi troppo grandi, non esprimevano né gioia né odio. Una sensibilità infantile da persona adulta, pietrificata, impenetrabile. Uno sguardo di cristallo nero di una forza insostenibile. Non è possibile guardare questi bambini senza provare un’emozione profonda e sconvolgente.” (cit. da “Storia degli autismi” di Alfred e Françoise Brauner).

A me piace moltissimo leggere fiabe e romanzi di scrittori del passato cercando riferimenti a persone autistiche, perché vi scopro che l’autismo può essere visto anche come un mondo affascinante e misterioso, in armonia con la natura e i suoi tempi, libero da rigidi vincoli e schemi imposti dalla società, e non solo come un cumulo di deficit e di disabilità, da condannare, da disprezzare e da censurare (e oggi è questa la concezione dell’autismo che prevale nell’ambiente dei medici e dei terapisti). 
Questi strani bambini (e adulti) esistono dunque da quando gli uomini sono comparsi sulla faccia della terra”, concludono Alfred e Françoise Brauner nel loro libro. “Il popolo l’ha sempre saputo, mentre gli scienziati li hanno ignorati fino a un’epoca abbastanza recente”.

Yuukiko (Yuu) About me

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